Scuole chiuse ed invito a non uscire – Appello ad insegnanti, educatori, professionisti per dare idee a mamme e papà su come gestire al meglio i bimbi in casa

Scuole chiuse ed invito a non uscire – Appello ad insegnanti, educatori, professionisti per dare idee a mamme e papà su come gestire al meglio i bimbi in casa

Se sei insegnante, educatrice/educatore, un professionista che si occupa di ambiti che riguardano bambini e ragazzi: questo spazio è per te. Per aiutare mamme e papà che dovranno tenere i propri bimbi a casa.

Il nuovo Decreto sull’emergenza sanitaria Coronavirus in corso, impone diverse misure di tutela per la salute pubblica. Tra queste ci sono la chiusura delle scuole fino al 3 aprile, la chiusura di luoghi culturali e sportivi, il divieto di assembramenti, l’invito a non uscire se non strettamente necessario e limitare al massimo i contatti e le relazioni sociali.

Per i genitori non sarà facile e c’è bisogno di aiutarsi a vicenda, ognuno come può.

Idee e consigli per mamme e papà sulla gestione di questa situazione non ordinaria

Metto a disposizione uno spazio sul mio sito web per raccogliere e pubblicare idee di giochi e forme di intrattenimento per bambini e ragazzi, da poter fare in casa con ciò che si ha e consigli su come affrontare al meglio la gestione domestica dei bimbi e la nuova non ordinaria routine.

Per tenere lontana la noia ed offrire una valida alternativa anche a videogiochi, tablet e televisione in questo lungo periodo di astensione dalla scuola e da altri luoghi di aggregazione.

Scrivimi per condividere un’idea, un consiglio, un aiuto

 

 

Un’idea regalo green e originale per la nascita di un bimbo? Un albero

Un’idea regalo green e originale per la nascita di un bimbo? Un albero

“Abbiamo pensato avessi già tutto, così abbiamo regalato a Beatrice un albero che verrà piantato nel parco del quartiere, con il suo nome inciso su targhetta”.

È stata la sorpresa con cui mi hanno accolta i miei vicini di casa pochi giorni dopo la nascita di mia figlia.

Sì, hai letto bene: un albero in regalo. Qui racconto un progetto che mi è piaciuto tanto e che ognuno potrebbe proporre e far diventare realtà nel proprio quartiere/paese/città.

Non si tratta quindi di una pianta di quelle che si comprano dai fiorai o nelle serre e si possono tenere in casa, sul terrazzo o per chi ce l’ha in giardino. No. Un albero vero e proprio, di quelli da piantare ancora da piccoli in un parco grande, in attesa che crescano.

Un gesto che ho trovato davvero bello e che puoi scegliere di fare anche tu.

Quale migliore occasione per regalare un albero, se non ogni occasione e soprattutto la nascita di un bimbo?

I vantaggi nel regalare un albero reale sono molti

Credo sia il regalo perfetto per chi ha paura di sbagliare pensiero, per chi proprio non sa cosa prendere o teme di presentarsi con un doppione.

In particolare, nel caso della nascita di un bambino, non si rischierà di sbagliare taglia, modello, fantasia, stagione. Il bambino inoltre si ricorderà per sempre di chi gli ha regalato un albero, mentre tutine e body finiranno per destino nell’oblio.

Ottima scelta anche per chi non ha grandi possibilità di trasporto, per chi ha poco spazio in casa e per chi il pollice verde non sa cosa sia, perché verrà ordinato e piantato direttamente nel parco in cui viene realizzato il progetto.

Del resto quante persone vi hanno regalato un albero?

E poi, anche se fosse un regalo doppio oppure non gradito, non è certo possibile riportarlo indietro o peggio ancora riciclarlo a qualcun altro.

Insomma, il tuo regalo andrà senza dubbio a buon fine. Che sia per una nascita o per un’altra occasione.

Il progetto

Nel quartiere in cui abito, alla periferia del Comune Mantova e al confine con il territorio di Porto Mantovano è attivo il “Comitato di Quartiere Rabin”. Un gruppo di persone residenti nella zona, che anno dopo anno ha messo in moto diverse iniziative per creare comunità. Con lo sguardo sempre verso la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del verde.

Tra queste il progetto, rivolto a tutti e non solo ai residenti, “Donadotta un albero” per raccogliere i fondi necessari per ripopolare il giardino pubblico di piante e riuscire a creare anche una siepe.

L’obiettivo generale è la creazione di un bosco urbano nel parco del quartiere. Nello specifico l’implementazione di un ecosistema che preveda e favorisca la rigenerazione urbana, la tutela e lo sviluppo degli insetti utili come le api e le coccinelle, che consenta la diffusione della cultura green partendo dai più piccoli che potranno anche con le scuole visitare il parco con percorsi didattici.

Una prospettiva felice, in un mondo di esseri umani che l’ambiente lo stanno distruggendo.

Come fare per donare, adottare, regalare un albero

Molti alberi sono già stati piantati, ma il progetto rimarrà attivo ed è quindi possibile aderire.

Ogni albero costa dai 15 euro ai 20 euro, mentre le piante da siepe costano 5,30 euro.

Su ogni pianta verrà legata una targhetta in legno, con il nome della persona a cui si vuole fare il regalo, oppure solo il nome di chi ha fatto la donazione, in base alla singola richiesta ed esigenza.

Chi vuole partecipare può contattare i numeri 342.3793402 – 392.2533317, oppure inviare una mail all’indirizzo info@comitatoquartiererabin.it per chiedere maggiori informazioni.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza. 

Elena Caracciolo giornalista ufficio stampa consulente comunicazione gestione social e siti Mantova Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, freelance, mi occupo di comunicazione ed uffici stampa per privati, enti pubblici, aziende e associazioni di volontariato, dalla consulenza alla strategia, gestisco siti web e social e sono ideatrice di progetti rivolti a donne e mamme. 

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Donare il cordone ombelicale è una scelta d’amore

Donare il cordone ombelicale è una scelta d’amore

Forse non lo sai, oppure ne hai sentito parlare ma non ti sei mai informata/o fino in fondo: il cordone ombelicale contiene delle cellule preziosissime, ed è possibile donarlo.

Se sei incinta, se pensi di volere un figlio o se conosci qualche futuro genitore, contribuisci a diffondere questa possibilità che può salvare una vita.

In un articolo di qualche tempo fa sulla mia esperienza nell’ospedale di Mantova durante il parto, avevo fatto un accenno a questo argomento.

Ho voluto metterlo in evidenza dopo aver parlato con un’amica incinta, che non donerà il cordone del suo bambino perché qualcuno le ha detto che può rappresentare un rischio per il neonato.

Un’informazione non vera: non esistono rischi. Esiste solo una scelta di cuore a costo zero.

Una scelta che io ho fatto e che qualunque genitore, se mamma e bimbo stanno bene, può fare. Sarà bellissimo poter raccontare ai propri figli questo atto di amore e altruismo all’istante della loro nascita.

Perché donare il cordone ombelicale

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche raccolte dal midollo osseo, dal sangue periferico e dal sangue del cordone ombelicale, rappresenta oggi l’unica terapia salvavita di successo per curare numerose malattie del sangue.

È possibile donare il sangue cordonale al termine del parto, dopo che il cordone ombelicale del bambino è stato reciso. Nei vasi cordonali rimane un po’ di sangue generalmente considerato prodotto di scarto. Questo sangue è invece ricco di cellule staminali che possono essere utilizzate per il trapianto di pazienti con leucemia o altre gravi malattie del sangue.

Se viene raccolto, la banca del sangue cordonale lo conserva per anni, restando a disposizione per le persone che necessitano di trapianto. Si può chiedere di donare volontariamente e gratuitamente il sangue cordonale.

È una scelta libera, personale e volontaria, che non comporta rischi né per la donna né per il bambino.

Cosa fare per donare il cordone

  • Se abiti in provincia di Mantova, per farlo è sufficiente contattare l’associazione Abeo di Mantova e prendere appuntamento intorno alle 36/38 settimane di gravidanza per un colloquio con la biologa.

Una volta preso appuntamento, basterà dedicare circa un’ora del proprio tempo per compilare dei documenti e rispondere ad alcune domande, che servono per accertare uno stato di salute idoneo di mamma e bambino.

  • Se risiedi in un’altra città/provincia, puoi fare riferimento all’ospedale del tuo territorio per chiedere informazioni, oppure contattare l’associazione di volontariato più vicina a te che si occupi del dono (come Admo o Avis).

Poco tempo per fare una cosa grande.

Abeo Donazione

È il programma di Abeo Mantova che si occupa di informare e sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza e sul valore della donazione di cellule staminali.
Il trapianto di cellule staminali emopoietiche raccolte dal midollo osseo, dal sangue periferico e dal sangue del cordone ombelicale, rappresenta oggi l’unica terapia salvavita di successo per curare numerose malattie del sangue.

La probabilità di trovare un donatore compatibile è molto bassa: 25% tra fratelli, solo 1 su 100.000 tra non consanguinei. Ogni anno in Italia si contano 1.500 malati di leucemia e il 70% di questi sono giovani e bambini. Nella maggior parte dei casi, trovare un donatore compatibile è l’unica speranza di guarigione: ogni anno muoiono 100 bambini malati di leucemia, proprio perché non trovano un donatore.

Se ad essere malata fosse una persona a te cara, vorresti senza dubbio che tutte le mamme del mondo donassero il sangue cordonale dei propri bimbi.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza. 

Elena Caracciolo giornalista ufficio stampa consulente comunicazione gestione social e siti Mantova Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, freelance, mi occupo di comunicazione ed uffici stampa per privati, enti pubblici, aziende e associazioni di volontariato, dalla consulenza alla strategia, gestisco siti web e social e sono ideatrice di progetti rivolti a donne e mamme. 

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Ad un mese dal parto racconto l’esperienza all’ospedale di Mantova, con qualche consiglio ed una scelta importante

Ad un mese dal parto racconto l’esperienza all’ospedale di Mantova, con qualche consiglio ed una scelta importante

Ciò che avrei voluto leggere o sentirmi raccontare da un’amica, prima del parto.
 
Doverosa premessa: sto scrivendo mentre allatto la creatura, ho gli occhi gonfi dal sonno e pure una certa fame.
 
Mi sembra incredibile, ma è passato un mese dalla nascita di mia figlia Beatrice. Sarà che a non dormire più si perde la concezione del tempo.. O che si viene inghiottite da un vortice di novità. Ho deciso di raccontare parte della mia esperienza all’ospedale Carlo Poma di Mantova, tralasciando i dettagli intimi, aggiungendo qualche consiglio.
 
 
Come quasi tutte le donne ho vissuto gran parte della gravidanza a temere quanto basta il momento del parto. Oggi invece, a distanza di trenta giri della Terra, ho dei momenti in cui vorrei farlo di nuovo ed altri in cui mi manca la pancia. A questo punto è già chiaro che il mio cervello ha subito qualche danno causato dagli ormoni.
 

Le principali domande, cioè preoccupazioni se non a tratti vero e proprio terrore, che mi sono posta nei nove mesi

– Quando succederà? Al termine, prima o dopo? La mia gravidanza durerà quanto quella di un elefante?
– Si romperanno le acque mentre mi trovo al supermercato a decidere se ingrassare con le Gocciole o con i Baiocchi?
– Riuscirò a sopportare il dolore come Xena la principessa guerriera nella puntata in cui viene ferita da Giove? Oppure chiederò se è possibile far partorire un’altra al posto mio?
– Mi sentirò in imbarazzo?
– La bambina avrà davvero tutte le dita delle mani e dei piedi come mi ha garantito la ginecologa?
– Il personale medico mi tratterà bene o finirò come quelle ragazze che hanno avuto pessime esperienze?
– Soprattutto: forse era meglio spendere un po’ di più per i pigiami acquistati come outfit ospedaliero considerando che mai rivedrò così tanti parenti e amici tutti insieme?
 
 
Insomma gli interrogativi erano infiniti. Le risposte pari a zero.
Una costante nella vita.
 

In ospedale

Avevo il termine il 10 ottobre. Gli ultimi giorni del nono mese sono durati circa centoventisei ore ciascuno.
Il 9 pomeriggio inizio a percepire qualcosa di strano. Qualcosa che somigliava alle contrazioni. La reazione a caldo è stata: Aspetta che chiedo prima ad un’amica se è proprio così. Ok è così. Oddio. Aiuto. Ci siamo. Non voglio farlo. Brutta idea questa faccenda del parto. Facciamo che non partorisco proprio, sono a posto così grazie. Per favore resta nella pancia. Stato d’animo proseguito fino alla nascita.
 
 
Il fastidio è diventato man mano dolore (mi baso su una scala del dolore femminile, perché su scala maschile era equivalente alla morte imminente). La sera del 9 intorno alle 22 decido con il mio compagno di andare in ospedale, al Poma di Mantova. Mi viene fatta circa un’ora di tracciato oltre alla visita. Mi dicono che è troppo presto, le contrazioni sono ogni cinque minuti e devono arrivare almeno ad ogni due. Verso mezzanotte mi invitano a tornare a casa e farmi una doccia calda. Mi fido e vado a casa, ma senza riuscire nemmeno a spogliarmi.
 
Un’ora dopo sono di nuovo in ospedale.
 
Il tracciato questa volta dura di più. Decidono di ricoverarmi. Verso le 4 mi mettono in reparto, in una stanza dove c’erano due neomamme con i bimbi. E mi chiedo se non ci possa essere un’area riservata alle donne in travaglio, in modo che non debbano stare nel letto accanto a chi ha appena partorito. Intorno alle 7, su mia richiesta, vengo visitata e spostata in sala parto senza nemmeno darmi il tempo di recuperare la borsa con portafoglio e documenti.
 

In sala parto

In sala parto ci arrivo spaventata e trovo degli angeli: le ostetriche. Professioniste che ho ringraziato pubblicamente anche con una lettera sulla Gazzetta di Mantova. Dal purgatorio al paradiso insomma.
 
 
Mi accolgono, mi rassicurano, mi trattano come se mi volessero bene. Dopo i primi controlli e the caldo con biscotti (non li volevo ma li ho divorati), mi accompagnano nella stanza in cui avrei visto mia figlia per la prima volta. Una stanza con letto, bagno, strumentazioni. Durante il travaglio mi vengono offerti assistenza costante, ascolto, cibo, possibilità di scelta per ogni dettaglio. Un unico intoppo: qualcosina deve non aver funzionato al meglio con l’epidurale (che non volevo fare ma poi cuor di leone ho cambiato idea) perché ad un certo punto mi si è addormentata buona parte del corpo e non riuscivo più a camminare.
 
Alla fine della lunga giornata, alle 20.57 è nata Beatrice.
Nota importante: ho donato il cordone ombelicale. Una scelta importante e sotto spiego meglio di cosa si tratta.
 
 
 

Un elenco di cosa portare nella borsa per l’ospedale

I miei suggerimenti:
 
– Shampoo a secco (comodo per non sentirsi pronte per la spremitura dei capelli dopo i primi due giorni)
– Salviette disinfettanti per il bagno (bagno da condividere con più persone estranee)
– Ciabatte per stare in stanza e ciabatte per la doccia (entrambi i paia eventualmente da buttare prima del ritorno a casa)
– Diversi asciugamani per il bidet (anche questi che si possano poi buttare)
– Un plaid (se la stagione è fredda, ad agosto andrà benone il lenzuolo fornito dall’ospedale)
– Un cuscino comodo
– Un carica batteria portatile (le prese non sempre sono accanto al letto ma distante)
– Gli auricolari
– Acqua (vedi sopra..)
– Uno spuntino gustoso per tirarsi su di morale la prima notte
 
 
 
 
Tutti gli esami eseguiti nel corso della gravidanza
– Documenti
– Effetti personali per mamma e bambino
– Abbigliamento intimo comodo per il travaglio e l’allattamento
– Calzini
– Reggiseno adatto all’allattamento e slip comodi che consentano l’utilizzo di assorbenti
– Prodotti per l’igiene personale
– Eventuali farmaci assunti a domicilio
– Quattro-sei cambi di abbigliamento per il neonato, adeguati alla stagione in corso
– Bavaglini
– Cuffietta e Calzine
– Busta con cognome e nome della mamma, contente un cambio completo da consegnare agli operatori al momento del parto.
 
 

La scelta di cuore di donare il cordone ombelicale

È possibile donare il sangue cordonale al termine del parto, dopo che il cordone ombelicale del bambino è stato reciso. Nei vasi cordonali rimane un po’ di sangue generalmente considerato prodotto di scarto. Questo sangue è invece ricco di cellule staminali che possono essere utilizzate per il trapianto di pazienti con leucemia o altre gravi malattie del sangue.
 
Se viene raccolto, la banca del sangue cordonale lo conserva per anni, restando a disposizione per le persone che necessitano di trapianto. Si può chiedere di donare volontariamente e gratuitamente il sangue cordonale. È una scelta libera, personale e volontaria, che non comporta rischi né per la donna né per il bambino.
 
Per farlo è sufficiente contattare l’associazione Abeo di Mantova e prendere appuntamento intorno alle 36/38 settimane di gravidanza per un colloquio e compilazione dei documenti con la biologa.
 
Poco tempo per fare una cosa grande.
 
 
“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza. 

Elena Caracciolo giornalista ufficio stampa consulente comunicazione gestione social e siti Mantova Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, freelance, mi occupo di comunicazione ed uffici stampa per privati, enti pubblici, aziende e associazioni di volontariato, dalla consulenza alla strategia, gestisco siti web e social e sono ideatrice di progetti rivolti a donne e mamme. 

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Il percorso ad ostacoli per le donne e mamme tra lavoro, gravidanza, maternità: reinventarsi è possibile

Il percorso ad ostacoli per le donne e mamme tra lavoro, gravidanza, maternità: reinventarsi è possibile

Reinventarsi dopo aver attraversato quella giungla di ingiustizie professionali con cui tante donne si trovano a dover fare i conti durante o dopo una maternità.

La prolungata permanenza nella foresta di Jumanji, quel film anni Novanta con Robin Williams che si trova intrappolato in un diabolico gioco di ruolo, è un rigenerante soggiorno in una Spa in confronto a certe esperienze di donne e mamme.

Ritrovare la strada è però possibile. O meglio, accettare di non poter più proseguire quella vecchia e trovarne una nuova. Costruirla da zero, rimboccandosi le mani, facendosi forza, facendo rete.

“Woman power” non è solo uno slogan. Esiste, è un potere reale. Lo abbiamo tutte, solo che spesso ce ne dimentichiamo.

Del resto, c’è qualcosa che le donne non riescano a fare? Alice, quella del Paese delle Maraviglie, pensava a sei cose impossibili prima di fare colazione. E’ un ottimo esercizio, per ricordarsi che in realtà tutto è possibile.

Da un lato la condivisione delle esperienze negative ci fa sentire meno sole. Così anche tu capisci di non essere stata l’unica ad imbatterti in un campo minato ed inizi a farti sentire, ad alzare la voce in un mondo che ci vuole sempre più in silenzio.

Dall’altro, credo altrettanto fortemente nella divulgazione delle storie positive. Che possano essere di spunto ed ispirazione per chi sta cercando di farsi largo in quella strada tutta nuova.

Tra queste c’è l’esperienza di Isabella e il suo progetto Secondo Round, cui voglio dare spazio come dimostrazione che, a volte, quando si chiude una porta (o meglio quando ce la chiudono in faccia), puoi scegliere tu quale altra aprire.

L’esperienza di Isabella

Secondo Round è un progetto che nasce tre anni fa da una passione e da un’esigenza personale che è diventata una professione, quella di consulente alla carriera e all’orientamento professionale.

Mi chiamo Isabella Tosi e mi sono occupata di comunicazione per molti anni, svolgendo mansioni importanti in ambito marketing e ufficio stampa in contesti di alto livello, dopo essere diventata mamma però ho rinunciato alla mia carriera. In parte per scelta, in parte per imposizione aziendale – e da quel momento sono diventata invisibile.

Credevo di aver raggiunto un buon, se non ottimo livello di carriera, che però è stato completamente cancellato da una nuova identità personale, e anche dal fattore età.

Non mi dilungo sulle difficoltà che ho incontrato per ricollocarmi. Ma sono riuscita a ripartire dalla formazione del personale, dedicata a persone disoccupate e inoccupate in cerca di un lavoro.

Nella mia nuova veste, ho incontrato tantissime donne, come me, che avevano le mie stesse difficoltà a trovare un lavoro. Allora per aiutarle ho incominciato a interessarmi sempre più al settore Risorse Umane, a studiare e a comprendere come affrontare un mondo del lavoro cambiato e all’apparenza ostile ad accogliere persone che ne sono uscite o che ne sono state allontanate.

Dall’aiutare nello scrivere il curriculum più adatto, o la lettera di presentazione più efficace, dalla ricerca di annunci e aziende. Fino al supportare durante e dopo i colloqui di lavoro, ma anche semplicemente ascoltare. In questo consisteva il mio contributo e ora è diventato il mio SecondoRound.

All’inizio è nato un blog per dare spazio e concretezza a questi argomenti e ai mie studi. Poi è diventata un’associazione di supporto al reinserimento lavorativo delle donne che per qualsiasi ragione sono uscite dal mondo del lavoro.

I servizi di SecondoRound sono degli strumenti di ricerca attiva del lavoro e si basano soprattutto su una strategia personalizzata per chi è alla ricerca di un percorso di carriera che tenga conto delle proprie attitudini e aspirazioni, anche quelle mutate nel tempo.

Cercare un lavoro è difficile e complesso. Il mondo del lavoro è molto cambiato rispetto a qualche (non importa quanti!) anni fa. E la componente dell’età è fortemente discriminante. Se poi hai una famiglia o dei figli si aggiungono altre componenti che potrebbero sembrare dei deterrenti.

SecondoRound è una condivisione di esperienze sul difficile lavoro del rientro al lavoro dopo una pausa dovuta a importanti cambiamenti di vita. Figli, malattia, cura di parenti anziani, trasferimento, divorzio, licenziamento – e imparare una nuova strategia che aiuti a riscoprire il proprio io-professionale.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza. 

Elena Caracciolo giornalista ufficio stampa consulente comunicazione gestione social e siti Mantova Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, freelance, mi occupo di comunicazione ed uffici stampa per privati, enti pubblici, aziende e associazioni di volontariato, dalla consulenza alla strategia, gestisco siti web e social e sono ideatrice di progetti rivolti a donne e mamme. 

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