Una storia di famiglia che diventa storia di un territorio

Ci sono storie che nascono all’interno di una famiglia e che, ricostruite tassello dopo tassello, finiscono per parlare di un intero territorio. È il caso della Cantina Alberini di Marmirolo, storica realtà che per buona parte del Novecento ha intrecciato la propria attività alla vita del paese, ed ora fatta rivivere nel libro “La Cantina Alberini di Marmirolo. Una famiglia, un paese e la sua gente“, scritto da Gloria Ghingo ed edito da Il Rio di Mantova.

Avevo incontrato questa storia attraverso il mio lavoro giornalistico quando quella di Gloria Ghingo era ancora un’idea e una ricerca tutta da costruire e da quel mio primo articolo scritto e pubblicato sulle pagine della Gazzetta di Mantova era cominciata per l’autrice la vera raccolta di testimonianze e reperti storici.

Gloria Ghingo

Il legame dei nonni Silvia e Loris con la Cantina Alberini

Gloria Ghingo, commerciante locale per professione e ora anche scrittrice per passione, aveva ascoltato fin da bambina in famiglia tante storie legate alla cantina, al vino e alle bottiglie. Un legame concreto, perché i nonni paterni Silvia e Loris, avevano lavorato fianco a fianco negli uffici della Cantina Alberini per più di trent’anni ed è proprio lì che si erano conosciuti e innamorati.

Il ritrovamento che ha fatto nascere il progetto

A riaccendere quei ricordi, nel periodo più recente, è stato un ritrovamento avvenuto mentre Gloria Ghingo e i genitori stavano liberando la casa dei nonni: alcune bottiglie di vino Alberini ancora sigillate e impolverate, un cestino in ferro per le bottiglie e alcuni gadget pubblicitari.

Oggetti che non rappresentavano più soltanto memorie di famiglia, ma le tracce di un passato da approfondire e conservare, come la stessa Ghingo riferisce dalle sue pagine social.

Alla ricerca della storia della Cantina Alberini

È nata così l’idea di ricostruire più o meno da zero la vicenda della Cantina Alberini e della famiglia di imprenditori che, come racconta l’autrice, diede lavoro a una parte importante del paese e contribuì a dare origine al comparto enologico ancora presente nella zona.

Da quel momento è iniziata una vera operazione di ricerca. Articoli di giornale, libri, opuscoli, listini e documenti a cui si sono aggiunte le testimonianze raccolte incontrando amici e parenti degli Alberini, ex addetti e operaie.

Un libro che racconta persone, lavoro e comunità

Il risultato si può ora leggere e sfogliare ed è La cantina Alberini di Marmirolo. Una famiglia, un paese e la sua gente, un libro che non ricostruisce soltanto la storia di un’attività produttiva: attraverso la cantina emergono persone, lavoro, famiglie e trasformazioni di un territorio.

C’è anche un’immagine particolarmente significativa in questa storia: una fotografia del matrimonio dei nonni datata 18 maggio 1955 in cui tra i due testimoni compare il loro datore di lavoro e titolare dell’attività, Giovanni Alberini.

Da un’idea a un libro

Mi permetto una piccola digressione, farcita da una buona dose di orgoglio e soddisfazione professionale: avevo incontrato questa storia attraverso il mio lavoro giornalistico quando quella di Gloria Ghingo era ancora un’idea e una ricerca tutta da costruire. Mi ero imbattuta nella sua ricerca iniziale e avevo deciso di scrivere un articolo. 

Mi era sembrato interessante raccontare il progetto già allora, proprio per la capacità di unire una vicenda familiare alla memoria collettiva di Marmirolo. Paese di cui tra l’altro ho seguito le vicende per diverso tempo lavorando come responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Ufficio Stampa dell’amministrazione comunale.

Dopo aver ascoltato l’idea di Gloria Ghingo, avevo riconosciuto e compreso che quel progetto era davvero valido e sarebbe presto diventato una realtà ed un arricchimento per il territorio. Oggi tornare su quella notizia ed essere stata testimone di come l’intuizione si sia trasformata in un libro, è una grande emozione.

Perché conservare la memoria è importante

L’aspetto più interessante dell’intero progetto?

Forse è proprio il punto di partenza. Una bottiglia conservata in una casa, una vecchia fotografia, i racconti ascoltati da bambina e i ricordi di chi in quella cantina ha lavorato. Possono sembrare piccoli frammenti del passato, ma insieme hanno permesso di ricostruire la memoria di una comunità, contribuendo oggi a conservare un patrimonio fatto di persone, lavoro, relazioni e identità.

 

Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, mi occupo di Uffici Comunicazione, Uffici Stampa, contenuti editoriali, realizzazione di testi e consulenze. Costruiamo insieme il modo migliore per raccontare quello che fai.

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