Le mie competenze professionali e ciò che posso fare per te

Le mie competenze professionali e ciò che posso fare per te

“Che lavoro fai?”

Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione per realtà pubbliche e private.

“Ah… cioè?”

Questo è il tipico dialogo che mi trovo ad avere con chi non mi conosce e mi domanda di cosa mi occupo.A dire il vero anche alcune amiche ed amici non hanno ancora ben capito in cosa consiste il mio lavoro. E capita pure che qualcuno che mi contatta chiedendomi di lavorare per lui non abbia ben chiaro ciò che faccio.

Allora ho deciso di spiegarlo meglio qui.

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Leggi qui se hai bisogno di un esperto di comunicazione oppure sei semplicemente curioso

Sia per chi potrebbe aver bisogno di me – accorgendosi che quest’anno più che mai la comunicazione è un aspetto fondamentale – sia per chi è semplicemente curioso di saperlo. Qualche informazione la trovi già nelle sezioni cosa faccio e progetti ma in questo spazio è tutto più chiaro.

L’importanza di comunicare e raccontarsi

Breve premessa e poi arrivo al punto: ho lavorato e lavoro per aziende, enti pubblici, piccole e grandi attività di privati, associazioni di volontariato.. Credo moltissimo nell’importanza della comunicazione, che diventa il primo biglietto da visita di qualsiasi realtà che voglia raccontarsi e farsi conoscere, far conoscere prodotti, servizi, eventi, iniziative, progetti.

Affidarsi sempre a professionisti

È doveroso affidarsi a persone competenti, professionali, con titoli ed esperienza. Nonostante nell’era digitale dilaghi tra molti la brutta abitudine di improvvisarsi esperti di tutto sapendone nulla.

A volte l’errore di risparmiare mettendosi nelle mani di qualcuno che non sa, finisce per costare davvero caro.

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Riuscire a comunicare al meglio la propria identità con determinate strategie e obiettivi è essenziale per farsi conoscere, crescere, fidelizzare utenti e clienti, creare engagement.

Soprattutto nell’era digitale e dei social, dove la prima cosa che si fa per avere informazioni su qualcuno o qualcosa è cercare su internet un sito web, una pagina o un profilo, una foto, delle recensioni… Prova a pensarci: quante volte ti capita?

Chi può occuparsi di tutto questo?

Ad esempio io.

Le mie principali attività

Ufficio Stampa

I rapporti con la stampa locali sono fondamentali per il supporto alla promozione di eventi ed iniziative importanti.

  • Scrivo comunicati stampa per la pubblicazione su quotidiani/siti web di informazione/radio/tv per promuovere e pubblicizzare iniziative
  • Organizzo conferenze stampa
  • Programmo interviste con le Tv locali
  • Organizzo eventi pubblici
  • Programmo attività ed iniziative volte alla promozione di progetti ed idee del cliente
  • Mi interfaccio con le agenzie di pubblicità del territorio, nel caso in cui il cliente richieda anche spazi pubblicitari extra a pagamento (ad es quotidiani/tv..)

Il tutto seguendo dall’inizio alla fine il rapporto con gli organi di informazione.

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Gestione siti web, app, e-commerce

Il sito web è ormai il primo biglietto da visita per un’attività, accompagnato sempre più spesso da e-commerce ed app.

  • Gestisco siti web per quanto riguarda la parte di web editing
  • Ottimizzazione della Seo in modo da rendere il sito maggiormente indicizzato e rintracciabile sui principali motori di ricerca internet
  • Scrivo testi per blog in base alle esigenze del cliente
  • Mi occupo della ricerca di immagini prive di copyright oppure scatto direttamente delle foto adatte
  • Programmo un piano editoriale per la pubblicazione continuativa di contenuti sul sito, per renderlo attrattivo, efficace ed accattivante per gli utenti
  • Mi interfaccio con il gestore tecnico del sito web per ottimizzare in termini di tempo e risorse economiche le richieste ed esigenze del cliente.
  • Gestisco piattaforme e-commerce, occupandomi di caricare prodotti e raccolta dati di utenti e vendite
  • Gestisco App per smartphone, pc e tablet, caricano news ed informazioni, inviando notifiche agli utenti e raccogliendo dati

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Gestione pagine, profili e gruppi social

  • Mi occupo di seguire e progettare la comunicazione social sulla base delle mission dichiarate e delle specifiche esigenze ed obiettivi da raggiungere
  • Redigo un piano editoriale per la pubblicazione dei contenuti
  • Analizzo i dati di traffico dei social per indirizzare al meglio la programmazione dei contenuti verso le preferenze degli utenti
  • Individuo strategie di engagement per fidelizzare il cliente/utente

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Presentazione di conferenze pubbliche ed eventi

Mi metto a disposizione, selezionando le richieste in base ai valori in cui credo, per moderare o condurre conferenze a tema, ed eventi pubblici, contribuendone all’organizzazione dall’inizio alla fine.

Pubblicazioni

Elaboro testi ad hoc per

  • Libri
  • Riviste di settore
  • Opuscoli informativi
  • Volantini
  • Depliant

Grafica di base

Realizzo

  • Locandine
  • Materiale informativo

Elena Caracciolo esperta comunicazione ufficio stampa gestione siti e social presentazione eventi

Elena Caracciolo giornalista ufficio stampa consulente comunicazione gestione social e siti Mantova Elena Caracciolo – Sono giornalista pubblicista, freelance, mi occupo di comunicazione ed uffici stampa per privati, enti pubblici, aziende e associazioni di volontariato, dalla consulenza alla strategia, gestisco siti web e social e sono ideatrice di progetti rivolti a donne e mamme.

Clicca QUI per sapere cosa posso fare per te!

 

Il post parto: la mia esperienza e l’intervista alla psicologa

Il post parto: la mia esperienza e l’intervista alla psicologa

Come ti sei sentita subito dopo il parto?

Se questa domanda venisse fatta a me, risponderei “mi sono sentita crollare il mondo addosso”. Ero totalmente innamorata della mia creaturina, ma allo stesso tempo anche totalmente spaventata. Nei giorni successivi al parto ho provato una infinità di emozioni e stati d’animo contrastanti. Oscillavo tra la piena felicità e la paura di non essere all’altezza di prendermi al meglio cura di quell’esserino così piccolo ed indifeso.

Anzi, avevo tantissime paure. Non ero preparata a farci i conti. 

Sono sempre stata circondata da immagini di neomamme da subito capaci, sicure, decise. Invece io, se potevo descrivermi in quei termini come donna prima della gravidanza, nei primi giorni da mamma ero l’opposto.

Ho pianto. Ho pianto davvero tanto e spesso senza ben sapere perché. O meglio, non avevo tempo di fermarmi a capirne il motivo e razionalizzare la situazione. Le prime settimane (anche mesi) con un neonato la vita non è facile. Faccio un esempio: il mio più grande terrore è quello di prendere un aereo, eppure c’è stato più di un momento in cui avrei preferito essere in alta quota che dovermi confrontare con la nuova condizione emotiva che stavo affrontando.

In alcuni momenti mi sono sentita trasparente. Mi sono sentita una specie di robot che doveva rispondere ad ogni bisogno della creaturina – ed i bisogni di un neonato sono a ciclo continuo – Non riuscivo più a vedere me come persona, oltre la mamma che ero diventata. A questo aggiungiamo che gravidanza e post parto sono un po’ il Gardaland degli ormoni e che nemmeno lo stravolgimento fisico – prima e dopo – è di conforto.

Non sapevo se tutto ciò fosse normale, perché mi sembrava che quasi tutte le altre mamme avessero ben chiaro cosa fare. Poi però ho capito che molte fingevano. Sì, perché ammettere di essere fragili non è così scontato. A chiedere aiuto serve coraggio, in una società che vuole le donne e mamme perfette.

Oggi mia figlia ha 7 mesi e mezzo. Oggi, se ripenso a quelle prime settimane, ripenso anche a quando in ospedale avevo chiesto di poter vedere come si cambiasse un pannolino e sorrido. Oggi faccio cose che in quelle prime settimane credevo non avrei mai saputo imparare e questo capitolo merita proprio un articolo a parte. Oggi ho capito che in realtà nulla è da imparare, perché ciò che appare complicato diventa semplice passo dopo passo, in maniera naturale. Oggi so che la mamma perfetta non esiste e che quindi certo non devo esserlo io. Oggi riesco a mia volta ad essere di supporto a chi sta per diventare o è appena diventata mamma.

Oggi, ancora di più, voglio ricordare quanto sia importante non sentirsi sbagliate, chiedere una mano quando serve e prendere quella di qualcuno che vuole tenderla a noi.

La psicologa psicoterapeuta Rachele Sassi ha risposto alle mie domande sui temi delicati e complessi del post parto. Qui sotto trovi la sua intervista.

Rachele Sassi psicologa psicoterapeuta

Rachele Sassi

Quanto incide a livello psicologico un evento stravolgente come il parto?

La maternità costringe ad una nuova rappresentazione di sé, all’acquisizione di nuove abilità, e soprattutto all’accettazione di un cambiamento che sarà permanente.

Per tutto il periodo dell’attesa la donna attraversa una fase di transazione da donna a madre, che porta ad una ridefinizione della propria identità e di quella della coppia.

L’esperienza del parto è considerata come un’esperienza potenzialmente traumatica, per il carico emozionale, lo stress, il timore per il dolore fisico e per la salute del nascituro.

Il momento del parto definisce un taglio netto tra un prima che non potrà tornare ed un dopo che è completamente nuovo e carico di timori, che possono sfociare in vissuti ansiosi. Anche l’andamento del parto, eventuali problematiche insorte e la gestione del periodo immediatamente dopo il parto, possono rendere l’evento più o meno traumatico.

La pandemia che stiamo vivendo costituisce inoltre un elemento di rischio per le future mamme e le neo mamme, di provare vissuti di ansia, depressione e vissuti di inadeguatezza.

Quale differenza c’è tra il parlare con un amico e il rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta?

Per una neomamma poter avere una rete di supporto è elemento fondamentale per il proprio benessere: compagni, famigliari, amici contribuiscono a non farla sentire sola in questo momento così delicato.

Tuttavia diventare genitori è una fase di passaggio che determina una rivisitazione della propria vita, può mettere in crisi la visione di sé e portare delle modifiche nel proprio modo di vedere e relazionarsi con la famiglia e con il compagno, mettere in dubbio sicurezze e scelte lavorative, generare delle modifiche nelle proprie priorità.

Parlare con un amico o un’amica porta ad uno sfogo e ad un immediato benessere, in molti casi.

Un percorso psicologico invece è la possibilità di imparare a gestire stress, ansia, depressione o altre emozioni tipiche del post partum e dei primi tempi con il bambino piccolo, di rivedere la nostra storia per stabilire un legame di attaccamento più solido con il piccolo, accrescere la nostra autostima come mamma, partendo da una ridefinizione dei rapporti con la famiglia da cui proveniamo.

Uno dei benefici più importanti di un percorso psicologico individuale o nel gruppo di mamme, è quello di apprendere che i propri vissuti negativi, o le emozioni di sconforto o tristezza, sono assolutamente normali e condivisi da altre mamme.

Perché è importante chiedere l’aiuto di un professionista?

Le mamme in attesa hanno spesso delle aspettative che sono deformate dall’immagine stereotipata della maternità in cui tutto viene dipinto come facile, bello, positivo.

I primi tempi con un bambino possono essere molto difficili: difficoltà con l’allattamento, notti insonni, tono dell’umore basso, irritabilità portano le neo mamme a sentirsi sbagliate e a dubitare delle proprie capacità di mamma.

Spesso mi sento chiedere: perché non sono felice? Se piango allora non voglio bene al mio bambino? È importante che le mamme si sentano delle buone mamme e che siano rassicurate circa i loro momenti difficili, le emozioni spiacevoli, il pianto.

Un professionista accoglie, rassicura e normalizza i vissuti delle mamme e fa un importante lavoro di prevenzione, aiutando la mamma ad acquisire fiducia in sé e ad instaurare dunque un buon rapporto con il proprio bambino. Il benessere della mamma è prerequisito fondamentale per il benessere psicofisico del bambino.

Quali sono i segni più frequenti della depressione post parto?

Dopo il parto la maggior parte delle donne vive alcune giornate di lieve e transitorio disturbo emozionale (in genere a partire dal terzo al quinto giorno). Si tratta di una condizione fisiologica causata da una brusca caduta di ormoni dopo il parto.

Questa condizione si chiama Baby Blues, o Maternity blues. È del tutto normale che in queste settimane iniziali una donna manifesti frequenti sbalzi d’umore e crisi di pianto. Inoltre, questi momenti sono accompagnati anche da ansia, dubbi e preoccupazioni insistenti che possono riguardare la salute del bambino e la sua sopravvivenza.

Quando queste situazioni non si risolvono spontaneamente possono evolvere in Depressione Post Partum. I sintomi più comuni sono sentimenti intensi di incompetenza, tristezza, vergogna, collera, con difficoltà nel sonno e calo dell’appetito. Talvolta possono essere presenti pensieri insistenti di fare del male al bambino o di farlo cadere.

Perché capita che una coppia attraversi un momento di crisi con la nascita di un figlio?

La nascita di un figlio rappresenta una sorta di spaccatura con la vita precedente. Si riattivano dinamiche non elaborate del rapporto con la propria famiglia di origine, ci si sente impreparati nel nuovo ruolo di genitore, messi da parte dal compagno o dalla compagna, stanchi e privi di spazi personali.

Tutte le coppie necessitano di un tempo per metabolizzare questo stravolgente cambiamento e per ridefinire nuovi confini e nuovi modi di essere coppia, oltre che genitori.

È come se ogni coppia potesse essere rappresentata da un insieme, che contiene i due insiemi, io e tu, ognuno con i propri spazi e interessi individuali. Con l’arrivo del bambino si amplia l’insieme Famiglia, pertanto si crea un insieme più grande (la triade mamma, papà, bambino) ma non deve sparire il sottoinsieme Coppia.

Coltivare un’identità di coppia, con progetti, spazi, pensieri e interessi da condividere è fondamentale per continuare ad essere due, pur diventando tre (o quattro). È necessario anche prendere consapevolezza che, soprattutto nei primi mesi, i bisogni del neonato si impongono con forza e assorbono grossa parte delle energie di ciascuno, lasciando pertanto meno risorse per il resto. È una fase transitoria, in cui si può imparare a godere dei nuovi tempi a tre, dopo aver elaborato una sorta di lutto per la perdita della condizione esclusiva di coppia.

In che modo un percorso di psicoterapia può essere di aiuto?

Un percorso di psicoterapia può essere inteso come un percorso individuale, rivolto alla neomamma, qualora ci siano nodi difficili della propria storia relazionale passata o traumi da risolvere, per ritrovare la serenità nel ruolo di mamma.

Oppure può essere inteso come percorso di psicoterapia per la coppia, per ritrovarsi dopo lo sconvolgimento dell’arrivo del figlio. Gli obiettivi della psicoterapia possono essere molteplici, a seconda della situazione e della domanda di quella persona o di quella coppia. In generale ci si prefigge di ritrovare un più ampio benessere psicofisico, di trovare nuovi modi per gestire le emozioni e la comunicazione, di rinforzare la propria autostima. Stare bene con sé stessi ed avere fiducia nelle proprie risorse ci porta a sviluppare uno stile di attaccamento sicuro con il nostro bambino, che a sua volta crescerà più fiducioso verso sé stesso ed il mondo esterno.

In questo delicato momento è possibile fare incontri individuali, mentre sono ancora sospesi i percorsi di gruppo.

 

Ringrazio Rachele Sassi per l’idea e per il prezioso contributo a questo articolo.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza.