Un Parco a misura di bimbi e famiglie dove trascorrere una giornata nella natura: il Sigurtà di Valeggio sul Mincio

Un Parco a misura di bimbi e famiglie dove trascorrere una giornata nella natura: il Sigurtà di Valeggio sul Mincio

Dove trascorrere una giornata d’estate con i bambini, lontani dal caldo, immersi nella natura ma a due passi dalla città e con tante attività da fare?

La risposta è facile: al Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio.

Un luogo che ho sempre amato e visitato diverse molte, ma che non avevo mai guardato con gli occhi da mamma. Pochi giorni fa ci sono stata per la prima volta insieme a mia figlia di quasi 9 mesi, ma l’avrei potuta portare anche più piccola se non ci fosse stato lo stop per il Coronavirus. È incredibile di quante cose non ci si accorga, quando non si hanno bimbi!

Il mio compagno ed io eravamo stati al Sigurtà in altre occasioni, e grazie a Beatrice abbiamo scoperto attività e servizi che non avevamo mai notato.

Visitare il Parco con i bimbi piccoli

Ecco alcune osservazioni per chi sta organizzando una gita con i figli piccoli (gita che consiglio davvero di fare):

  • Il Parco è super accessibile con il passeggino, anche per una mamma da sola, senza difficoltà
  • Il parcheggio per le auto è gratuito e vicino – basta una passeggiata di 5 minuti per arrivare all’ingresso (è inutile che proviate a cercare posto in centro al paese, perché dopo poco tornereste al parcheggio)
  • L’ampiezza del Parco consente di trovare con facilità spazi liberi, lontani da eventuali affollamenti, in cui sdraiarsi, riposarsi, allattare, mangiare…

  • Ci sono bar e servizi di ristorazione, ma è possibile portarsi pranzo e merenda da casa, con l’imbarazzo della scelta su dove sostare – tanto ogni angolo del Parco è meraviglioso – e si può decidere di sedersi nel prato, oppure cercare una delle aree con tavolini e panchine/sedie
  • Ombra, ombra e ancora ombra con conseguente piacevole temperatura, anche quando fuori fa molto caldo
  • Ho trovato i bagni sempre puliti
  • C’è una stupenda Fattoria Didattica con tanti animali, pannelli descrittivi ed illustrativi, area di sosta, servizi igienici e ristorazione – Bisogna fare un pochino di strada per arrivarci, ma ne vale la pena ed io vorrei già tornarci

  • Salendo dalla zona della Fattoria Didattica si può arrivare in un’area riservata ai daini, che in questo periodo hanno anche dei cuccioli e faccio senza dire che sono adorabili e verrebbe voglia di restare lì a guardarli

  • I colori forti e sgargianti dei fiori lasciano incantati gli adulti, e l’effetto benefico sui piccoli è esponenziale –  In generale si tratta di un luogo che permette di stimolare al meglio i cinque sensi
  • C’è un trenino (a pagamento) che fa il giro del Parco

  • I laghetti sono assolutamente da vedere e averne uno a casa propria farebbe dimenticare dell’esistenza di cellulari e tv

Non ti ho ancora convinto? In questo caso, continua a leggere…

Il Parco Sigurtà

Il Parco Giardino Sigurtà è un’oasi naturalistica che sorge a circa 30 km dalle città di Mantova e Verona e a soli 8 km da Peschiera del Garda: 60 ettari di prati e boschi ospitano favolose fioriture stagionali e angoli testimoni della storia plurisecolare del Giardino.

Da non perdere

  • Il famoso Viale delle Rose con 30.000 rose antiche rifiorenti da maggio a settembre e che rappresentano l’immagine simbolo del Giardino
  • Il Labirinto, un percorso tra 1500 piante di tasso che formano corridoi verdi su una superficie di 2500 metri quadrati
  • Il Grande Tappeto Erboso, un’immensa distesa che ospita al centro i Laghetti Fioriti
  • Il Castelletto, tempietto in stile neogotico risalente al 1792
  • La Fattoria Didattica, meta imperdibile per i più piccoli
  • I 18 specchi d’acqua dimora nel periodo estivo di centinaia di ninfee rustiche e tropicali
  • Le fioriture stagionali come la celebre Tulipanomania che con tulipani, giacinti, muscari e narcisi rappresenta la fioritura più importante di tulipani in Italia e la seconda a livello europeo

  • Le piante annuali, che sbocciano da maggio ad ottobre con 30 varietà di dalie e centinaia di begonie
  • Il fall foliage in autunno con i caldi colori (rosso, arancione, ambra, ocra) negli aceri giapponesi, liquidambar, ginkgo biloba e carpini bianchi e neri
  • La maestosa Grande Quercia, con oltre 4 secoli d’età
  • Rose, piante annuali, ortensie, fior di loto, girasoli, ninfee e zone d’ombra

La fioritura estiva

Da giugno a settembre, il tesoro verde della provincia veronese affascina i visitatori con una carrellata di tonalità, grazie alle fioriture che si susseguono nel corso delle settimane. Le 30.000 rose sul celebre Viale delle Rose, le centinaia di ortensie le cui tonalità vanno dal bianco a differenti sfumature di rosso, rosa, malva, azzurro e violetto. Le innumerevoli piante annuali come le dalie, fiori originari del Messico e che si mostrano dalle diverse forme e 30 varietà (le loro tonalità. Vanno dal bianco al rosa, dal giallo al rosso bordeaux, si sposano perfettamente ad esemplari dalla configurazione semplice, a palla, doppia, a forma di margherita, di pon-pon oppure globosa e che sono in fiore fino in autunno), le zinnie, le begonie, i sunpatiens e gli impatiens che insieme alle nove varietà di canna indica colorano fino ad ottobre il Viale delle Aiuole Fiorite.

Le modalità di visita

Il Parco può essere visitato a piedi, in bicicletta (con la propria senza costi aggiuntivi al biglietto d’ingresso, in alternativa è possibile noleggiare una bicicletta classica per un costo orario di 4,00€ oppure noleggiare una bicicletta elettrica (firmata Atala) per un costo orario di 6,00€), a bordo del trenino panoramico per un tour completo del Parco, sullo shuttle elettrico (al momento sospeso) accompagnati da una guida, oppure sui comodi golf-cart elettrici dotati di sistema di rilevamento satellitare GPS in quattro lingue.

Il servizio ristorazione

Mentre per una pausa rigenerante nel verde, all’interno del Parco vi sono sei chioschi bar dove sono serviti bibite fresche, gustosi snack, panini, focacce, pizzette, gelati golosi e ottimi caffè.
Nei pressi della Fattoria Didattica si trova una pizzeria al taglio con prodotti gustosissimi e nelle vicinanze dei chioschi sono state allestite delle apposite aree pic-nic per consumare anche pranzi al sacco.

CLICCA QUI per visualizzare gli eventi estate 2020

www.sigurta.it

 

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza.

Due donne e artiste unite dall’olio Evo: Maripa, Bernulia e il Leone d’Oro

Due donne e artiste unite dall’olio Evo: Maripa, Bernulia e il Leone d’Oro

Questa è una storia di donne – Giulia e Maria Paola – e di olio. L’olio, un elemento così comune sulle nostre tavole, ma che dopo aver letto questo pezzo guarderai – e assaporerai – in un modo diverso.

Una storia come quelle con cui mi piace riempire questo spazio, nato per raccontare professioniste, mamme e non, donne che possano essere fonte di ispirazione ed esempio per altre.

Maripa e Bernulia

Maripa e Bernulia

Giulia Bernardelli – in arte Bernulia

Ho conosciuto Giulia nel luglio del 2015. Scrivevo a tempo pieno per la Gazzetta di Mantova e una mattina mi avevano incaricata di intervistare Giulia Bernardelli, in arte Bernulia.

Non sapevo chi fosse – nonostante la condivisione della stessa città – non l’avevo mai sentita nominare.

Giulia Bernardelli Bernulia

Bernulia

Ci eravamo date appuntamento in piazza Sordello per bere un caffè, sfidando i cento gradi che la terra gonzaghesca offre solitamente nei mesi estivi.

Mi erano bastati pochi minuti per iniziare a capire che proprio il caffè era tra gli strumenti di lavoro usati da Giulia. Caffè, liquido o in polvere, ma anche miele, cioccolato, spezie ed erbe aromatiche al posto dei colori, e cucchiaini, dita, stuzzicadenti invece che pennelli. Bernulia è capace di trasformare qualsiasi elemento in pura e meravigliosa arte.

E dopo la conoscenza con Maripa, l’olio è diventato in qualche modo un altro protagonista delle sue opere.

Giulia ed io ci siamo ritrovate nel 2019 ad una serata che mi ha visto moderatrice e presentatrice di un evento dedicato alle donne. In quel periodo ero incinta, in preda alle nausee, non avevo ancora dato la notizia pubblicamente e dovevo impegnarmi per fingere di essere in forma.

Presto diventerà mamma anche Giulia – mi perdonerà se lo scrivo qui, ma lo faccio con affetto – e chissà che forse non ci troveremo ogni tanto a confrontarci su tutto ciò che la maternità comporta.

Come al solito mi faccio prendere dalla voglia di scrivere, condividere e raccontare. Ora arrivo al dunque, promesso.

Bernulia e Maria Paola Gabusi – in arte Maripa

Qualche giorno fa, Giulia, sulla sua pagina Facebook, ha chiesto se ci fosse qualche giornalista disponibile a raccontare una storia di donne, arte ed eccellenza. Come non propormi? Ed eccomi qua a voler dare spazio ad un racconto che vi farà riconsiderare l’olio.

Del resto come è facile perdere di vista la preziosità di ciò che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.

Bernulia e Maria Paola Gabusi (per tutti Maripa) si sono incontrate un anno fa a casa di Maripa. No, non una casa banale: un podere sul Lago di Garda attorniato da un uliveto secolare. L’occasione è stata quella del Leone d’Oro, un concorso indipendente molto selettivo sui migliori oli d’oliva del mondo e che per il 2020 vedrà la finale l’11 luglio.

Maripa

Maripa

Il concorso Leone d’Oro International

Il Leone d’Oro International è un concorso che premia i migliori olî extra vergine d’Oliva del mondo. È un concorso unico.

Si tratta di due giornate che da ormai tre anni Maripa organizza sul Lago di Garda: parte del percorso che viene mappato con i produttori che inviano i loro olî e che si affidano al processo di valutazione che inizia immediatamente dopo la fine della raccolta delle olive.

leone d'oro international
Per scelta, da quattro anni, con il Leone d’Oro viene assegnata una sola medaglia d’oro per categoria selezionandola in un ristrettissimo numero di nomination (8) che arrivano in finale.Maripa è l’anima e l’organizzatrice del Leone d’oro, ha fondato O’live & Italy – associazione per la promozione della cultura dell’olio – ed è Panel Leader di un comitato di assaggio professionale riconosciuto dal MIpaaf.

Il Queendom

Maripa e Bernulia condividono l’entusiasmo per la bellezza in ogni sua forma e per l’eccellenza, per il fascino dei dettagli e per le storie sincere.
Dopo pochi giorni dal loro primo incontro, Bernulia torna nel Queendom di Maripa sul Lago: camminano tra gli alberi raccogliendo fiori, terra, foglie e Maripa insegna a Bernulia a degustare l’olio tra sfumature ed emozioni.

Da quel momento nascono opere piene di cuore, di amore per la biodiversità, delle storie degli uomini che ancora ne hanno cura. Nasce una passione esponenziale.

L’olio protagonista

Bernulia scopre l’olio evo di altissima qualità ed inizia a guardarlo in un modo nuovo, più colorato e vero. Scopre ciò che nemmeno io probabilmente so e che ora mi incuriosisce più che mai.

Il loro scopo comune diventa quello di condividere tutto questo, soprattutto tra chi dell’olio sa poco e nulla: parole e immagini, profumi e progetti.
Maripa e Bernulia trascorrono molto tempo a contatto con uomini e donne che producono qualità scientificamente, con grande fatica e cuore.

bernulia

In ogni luogo visitato, Giulia ha realizzato una composizione o un disegno per non dimenticare quelle emozioni. A luglio ci sarà la ventinovesima premiazione del Leone d’Oro nell’uliveto di Maripa.

A me è bastato scrivere questa storia per volerci andare, prima o poi.

Chissà quante cose da vedere e quanto da raccontare…

E l’olio? Ne sento già il profumo.

 

I FINALISTI

IL PROGRAMMA 

Perché ho scelto di non pubblicare foto del viso di mia figlia sui social

Perché ho scelto di non pubblicare foto del viso di mia figlia sui social

L’argomento è forse impopolare.
 
Non conosco molte persone che hanno scelto di non pubblicare il viso del proprio figlio sui social, o in generale sul web.
La mia intenzione, come sempre in questo spazio, è quella di offrire spunti di riflessione insieme a corretta informazione.
La decisione, per quanto mi riguarda, è stata naturale e ancor prima che nascesse mia figlia avevo messo a parenti ed amici il divieto di condividere foto del suo volto.
 
Qualcuno si era addirittura offeso, qualcun altro mi aveva risposto che non ero mica famosa, e quindi perché mai dovevo preoccuparmi di esporre la bambina.
Davvero solo chi è conosciuto ha il diritto di porsi il problema?
Direi proprio di no.
social media

 

Attenzione a condividere i dettagli della vita quotidiana

Ogni genitore sceglie liberamente come comportarsi, ma credo che fondamentale sia agire in modo consapevole.
Internet è un luogo insidioso, colmo di maniaci e pedofili pronti a collezionare immagini di minori ed anche ogni dettaglio della vita quotidiana, della routine della famiglia.
 
Le forze dell’ordine spesso mettono in guardia dal pubblicare particolari intimi delle proprie abitudini, oltre alle foto dei bimbi.
Un esempio pratico: un domani qualche male intenzionato – e purtroppo le cronache ci dicono che in giro ce ne sono parecchi – potrebbe usare quelle informazioni per avvicinare un bambino e conquistare la sua fiducia.

 

La privacy è importante

Un altro problema, minore in quanto a tutela ma non in quanto ad importanza, è sicuramente quello della privacy di vostro figlio.
Quale genitore può essere certo che al bimbo piacerà trovare decine e decine di sue foto online?
Ricordo che durante l’adolescenza non volevo che venissero fatti vedere nemmeno a zii e cugini gli album con le mie foto. E mi riferisco agli album cartacei, facilmente richiudibili in un cassetto.
instagram

 

Il bullismo

Infine come dimenticare il bullismo

Le cronache sono colme di tragedie legate anche a questo fenomeno. Una foto o un video – anche di anni passati – che per mamma e papà possono essere motivo di orgoglio, felicità e bellezza, per un bullo possono invece diventare un’arma da usare contro la propria vittima.

 

Lo sharenting spiegato dal giornalista Simone Cosimi

Simone Cosimi giornalista

Simone Cosimi

 
Dello sharenting, cioè l’abuso dei social da parte dei genitori per discutere delle esistenze ed esigenze dei propri figli, spesso piccolissimi, ne ha parlato in più di una occasione il giornalista Simone Cosimi.
Voglio citare lui perché ho apprezzato il suo modo di trattare l’argomento della condivisione di immagini e video dei bambini – facendo corretta ed utilissima informazione.
In diversi articoli (ad esempio QUI) ha ricordato le ragioni per evitarne la pubblicazione, mentre il tutto è stato approfondito nel libro “Nasci, cresci e posta”.
social media
 
Il mondo è un posto già talmente pieno di pericoli che l’unico vantaggio che si ha è sapere cosa poter fare per proteggere – forse, almeno un po’ – i figli.
 

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza.

Mamma…E adesso? Se hai figli da 0 a 5 anni partecipa al sondaggio su lavoro, gravidanza e figli

Mamma…E adesso? Se hai figli da 0 a 5 anni partecipa al sondaggio su lavoro, gravidanza e figli

Ciao mamma! So bene che il tuo tempo è poco e prezioso, quindi ti rubo solo 3 minuti.
Quando ero incinta mi sono scontrata con diverse difficoltà lavorative ed ho iniziato a raccogliere le esperienze di altre donne.
Nel 2019 ho aperto questo spazio online di informazione, confronto e condivisione dedicato a gravidanza, bimbi, famiglia, per dare supporto ad altre mamme e creare una rete di aiuto.
Se hai figli da 0 a 5 anni ti chiedo di compilare un questionario anonimo ed aiutarmi nell’indagine che sto elaborando.
Se puoi, invita le tue amiche a fare lo stesso. Grazie davvero.

CLICCA QUI PER PARTECIPARE AL QUESTIONARIO

Il post parto: stravolgimento della donna e della coppia, differenza tra baby blues e depressione, quando chiedere aiuto – La mia esperienza e l’intervista alla psicologa Rachele Sassi

Il post parto: stravolgimento della donna e della coppia, differenza tra baby blues e depressione, quando chiedere aiuto – La mia esperienza e l’intervista alla psicologa Rachele Sassi

Come ti sei sentita subito dopo il parto?

Se questa domanda venisse fatta a me, risponderei “mi sono sentita crollare il mondo addosso”. Ero totalmente innamorata della mia creaturina, ma allo stesso tempo anche totalmente spaventata. Nei giorni successivi al parto ho provato una infinità di emozioni e stati d’animo contrastanti. Oscillavo tra la piena felicità e la paura di non essere all’altezza di prendermi al meglio cura di quell’esserino così piccolo ed indifeso.

Anzi, avevo tantissime paure. Non ero preparata a farci i conti. 

Sono sempre stata circondata da immagini di neomamme da subito capaci, sicure, decise. Invece io, se potevo descrivermi in quei termini come donna prima della gravidanza, nei primi giorni da mamma ero l’opposto.

Ho pianto. Ho pianto davvero tanto e spesso senza ben sapere perché. O meglio, non avevo tempo di fermarmi a capirne il motivo e razionalizzare la situazione. Le prime settimane (anche mesi) con un neonato la vita non è facile. Faccio un esempio: il mio più grande terrore è quello di prendere un aereo, eppure c’è stato più di un momento in cui avrei preferito essere in alta quota che dovermi confrontare con la nuova condizione emotiva che stavo affrontando.

In alcuni momenti mi sono sentita trasparente. Mi sono sentita una specie di robot che doveva rispondere ad ogni bisogno della creaturina – ed i bisogni di un neonato sono a ciclo continuo – Non riuscivo più a vedere me come persona, oltre la mamma che ero diventata. A questo aggiungiamo che gravidanza e post parto sono un po’ il Gardaland degli ormoni e che nemmeno lo stravolgimento fisico – prima e dopo – è di conforto.

Non sapevo se tutto ciò fosse normale, perché mi sembrava che quasi tutte le altre mamme avessero ben chiaro cosa fare. Poi però ho capito che molte fingevano. Sì, perché ammettere di essere fragili non è così scontato. A chiedere aiuto serve coraggio, in una società che vuole le donne e mamme perfette.

Oggi mia figlia ha 7 mesi e mezzo. Oggi, se ripenso a quelle prime settimane, ripenso anche a quando in ospedale avevo chiesto di poter vedere come si cambiasse un pannolino e sorrido. Oggi faccio cose che in quelle prime settimane credevo non avrei mai saputo imparare e questo capitolo merita proprio un articolo a parte. Oggi ho capito che in realtà nulla è da imparare, perché ciò che appare complicato diventa semplice passo dopo passo, in maniera naturale. Oggi so che la mamma perfetta non esiste e che quindi certo non devo esserlo io. Oggi riesco a mia volta ad essere di supporto a chi sta per diventare o è appena diventata mamma.

Oggi, ancora di più, voglio ricordare quanto sia importante non sentirsi sbagliate, chiedere una mano quando serve e prendere quella di qualcuno che vuole tenderla a noi.

La psicologa psicoterapeuta Rachele Sassi ha risposto alle mie domande sui temi delicati e complessi del post parto. Qui sotto trovi la sua intervista.

Rachele Sassi psicologa psicoterapeuta

Rachele Sassi

Quanto incide a livello psicologico un evento stravolgente come il parto?

La maternità costringe ad una nuova rappresentazione di sé, all’acquisizione di nuove abilità, e soprattutto all’accettazione di un cambiamento che sarà permanente.

Per tutto il periodo dell’attesa la donna attraversa una fase di transazione da donna a madre, che porta ad una ridefinizione della propria identità e di quella della coppia.

L’esperienza del parto è considerata come un’esperienza potenzialmente traumatica, per il carico emozionale, lo stress, il timore per il dolore fisico e per la salute del nascituro.

Il momento del parto definisce un taglio netto tra un prima che non potrà tornare ed un dopo che è completamente nuovo e carico di timori, che possono sfociare in vissuti ansiosi. Anche l’andamento del parto, eventuali problematiche insorte e la gestione del periodo immediatamente dopo il parto, possono rendere l’evento più o meno traumatico.

La pandemia che stiamo vivendo costituisce inoltre un elemento di rischio per le future mamme e le neo mamme, di provare vissuti di ansia, depressione e vissuti di inadeguatezza.

Quale differenza c’è tra il parlare con un amico e il rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta?

Per una neomamma poter avere una rete di supporto è elemento fondamentale per il proprio benessere: compagni, famigliari, amici contribuiscono a non farla sentire sola in questo momento così delicato.

Tuttavia diventare genitori è una fase di passaggio che determina una rivisitazione della propria vita, può mettere in crisi la visione di sé e portare delle modifiche nel proprio modo di vedere e relazionarsi con la famiglia e con il compagno, mettere in dubbio sicurezze e scelte lavorative, generare delle modifiche nelle proprie priorità.

Parlare con un amico o un’amica porta ad uno sfogo e ad un immediato benessere, in molti casi.

Un percorso psicologico invece è la possibilità di imparare a gestire stress, ansia, depressione o altre emozioni tipiche del post partum e dei primi tempi con il bambino piccolo, di rivedere la nostra storia per stabilire un legame di attaccamento più solido con il piccolo, accrescere la nostra autostima come mamma, partendo da una ridefinizione dei rapporti con la famiglia da cui proveniamo.

Uno dei benefici più importanti di un percorso psicologico individuale o nel gruppo di mamme, è quello di apprendere che i propri vissuti negativi, o le emozioni di sconforto o tristezza, sono assolutamente normali e condivisi da altre mamme.

Perché è importante chiedere l’aiuto di un professionista?

Le mamme in attesa hanno spesso delle aspettative che sono deformate dall’immagine stereotipata della maternità in cui tutto viene dipinto come facile, bello, positivo.

I primi tempi con un bambino possono essere molto difficili: difficoltà con l’allattamento, notti insonni, tono dell’umore basso, irritabilità portano le neo mamme a sentirsi sbagliate e a dubitare delle proprie capacità di mamma.

Spesso mi sento chiedere: perché non sono felice? Se piango allora non voglio bene al mio bambino? È importante che le mamme si sentano delle buone mamme e che siano rassicurate circa i loro momenti difficili, le emozioni spiacevoli, il pianto.

Un professionista accoglie, rassicura e normalizza i vissuti delle mamme e fa un importante lavoro di prevenzione, aiutando la mamma ad acquisire fiducia in sé e ad instaurare dunque un buon rapporto con il proprio bambino. Il benessere della mamma è prerequisito fondamentale per il benessere psicofisico del bambino.

Quali sono i segni più frequenti della depressione post parto?

Dopo il parto la maggior parte delle donne vive alcune giornate di lieve e transitorio disturbo emozionale (in genere a partire dal terzo al quinto giorno). Si tratta di una condizione fisiologica causata da una brusca caduta di ormoni dopo il parto.

Questa condizione si chiama Baby Blues, o Maternity blues. È del tutto normale che in queste settimane iniziali una donna manifesti frequenti sbalzi d’umore e crisi di pianto. Inoltre, questi momenti sono accompagnati anche da ansia, dubbi e preoccupazioni insistenti che possono riguardare la salute del bambino e la sua sopravvivenza.

Quando queste situazioni non si risolvono spontaneamente possono evolvere in Depressione Post Partum. I sintomi più comuni sono sentimenti intensi di incompetenza, tristezza, vergogna, collera, con difficoltà nel sonno e calo dell’appetito. Talvolta possono essere presenti pensieri insistenti di fare del male al bambino o di farlo cadere.

Perché capita che una coppia attraversi un momento di crisi con la nascita di un figlio?

La nascita di un figlio rappresenta una sorta di spaccatura con la vita precedente. Si riattivano dinamiche non elaborate del rapporto con la propria famiglia di origine, ci si sente impreparati nel nuovo ruolo di genitore, messi da parte dal compagno o dalla compagna, stanchi e privi di spazi personali.

Tutte le coppie necessitano di un tempo per metabolizzare questo stravolgente cambiamento e per ridefinire nuovi confini e nuovi modi di essere coppia, oltre che genitori.

È come se ogni coppia potesse essere rappresentata da un insieme, che contiene i due insiemi, io e tu, ognuno con i propri spazi e interessi individuali. Con l’arrivo del bambino si amplia l’insieme Famiglia, pertanto si crea un insieme più grande (la triade mamma, papà, bambino) ma non deve sparire il sottoinsieme Coppia.

Coltivare un’identità di coppia, con progetti, spazi, pensieri e interessi da condividere è fondamentale per continuare ad essere due, pur diventando tre (o quattro). È necessario anche prendere consapevolezza che, soprattutto nei primi mesi, i bisogni del neonato si impongono con forza e assorbono grossa parte delle energie di ciascuno, lasciando pertanto meno risorse per il resto. È una fase transitoria, in cui si può imparare a godere dei nuovi tempi a tre, dopo aver elaborato una sorta di lutto per la perdita della condizione esclusiva di coppia.

In che modo un percorso di psicoterapia può essere di aiuto?

Un percorso di psicoterapia può essere inteso come un percorso individuale, rivolto alla neomamma, qualora ci siano nodi difficili della propria storia relazionale passata o traumi da risolvere, per ritrovare la serenità nel ruolo di mamma.

Oppure può essere inteso come percorso di psicoterapia per la coppia, per ritrovarsi dopo lo sconvolgimento dell’arrivo del figlio. Gli obiettivi della psicoterapia possono essere molteplici, a seconda della situazione e della domanda di quella persona o di quella coppia. In generale ci si prefigge di ritrovare un più ampio benessere psicofisico, di trovare nuovi modi per gestire le emozioni e la comunicazione, di rinforzare la propria autostima. Stare bene con sé stessi ed avere fiducia nelle proprie risorse ci porta a sviluppare uno stile di attaccamento sicuro con il nostro bambino, che a sua volta crescerà più fiducioso verso sé stesso ed il mondo esterno.

In questo delicato momento è possibile fare incontri individuali, mentre sono ancora sospesi i percorsi di gruppo.

 

Ringrazio Rachele Sassi per l’idea e per il prezioso contributo a questo articolo.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza.

Allattamento al seno tra verità, falsi miti, benefici, difficoltà, corretta informazione

Allattamento al seno tra verità, falsi miti, benefici, difficoltà, corretta informazione

Qui voglio parlare dell’allattamento al seno, ma prima di farlo serve una doverosa, doverosissima premessa.

Non esistono mamme di serie A e mamme di serie B. Chi allatta al seno è mamma esattamente come chi allatta con la formula artificiale. Non esiste una competizione, non c’è un giusto e uno sbagliato. Una cosa non è più o meno difficile rispetto ad un’altra. Ogni donna sceglie come nutrire la propria creatura in base a tanti e diversi motivi.

Ogni modalità che prevede il reciproco sacrosanto benessere di madre e figlio (e ripeterò ad ogni occasione che per avere un bimbo sereno, la prima a dover essere felice è la mamma) è quella giusta.

La mia personale esperienza con l’allattamento è stata in salita. Dopo circa 30 ore dalla nascita di mia figlia erano iniziate a comparirmi le ragadi ad entrambi i seni. Non sapevo ancora che fossero ragadi e che mi avrebbero causato dolore e lacrime per diverse settimane. Quando me ne sono accorta mi trovavo ancora in ospedale, così ho chiesto ad una delle infermiere di turno se fosse normale e cosa avrei dovuto fare. La risposta era stata che il problema poteva essere stato causato dai primissimi attacchi sbagliati della bambina, ma che poi aveva iniziato ad attaccarsi correttamente per mangiare, quindi non avrei dovuto fare nulla. Mi era stata consigliata una crema a base di Lanolina.

mamma che allatta il bimbo al seno

Le prime ore e i primi giorni dopo la nascita il neonato chiede e deve essere attaccato spessissimo al seno (anche ogni mezz’ora, ma dipende dai bimbi), per fare arrivare la montata. Ad ogni poppata sentivo sempre più male e sulle ferite iniziava a comparire del sangue. Nel frattempo si erano creati anche degli ingorghi, che rendevano tutto più complicato. La mia bambina però aumentava regolarmente di peso e non mi sono persa d’animo. Sì, ci sono state le lacrime e ho avuto diversi momenti di sconforto – ma il post parto è già una questione complessa e affronterò l’argomento prossimamente – però non volevo arrendermi. Questo anche perché non volevo rischiare di perdere o far diminuire la produzione di latte.

Dopo circa una settimana di dolori e di tentativi fai-da-te (es l’uso del paracapezzoli, inutile ed anche peggiorativo nella mia situazione9 ho chiesto aiuto. Ho chiamato un’ostetrica di fiducia (giusto in questo articolo ho ricordato l’importanza delle ostetriche) e le ho chiesto consigli sia sulla gestione della mia bimba che sull’allattamento.

Da quando sono mamma ho imparato quanto sia fondamentale chiedere aiuto al momento giusto, e per una che me, che vuole arrangiarsi da sola ad ogni costo, credimi che non è scontato.

Avere la forza di chiedere aiuto stata la mia salvezza.

La soluzione alle ragadi, per il mio specifico caso, è stata una cura a base di: garze di fitostimoline messe prima e dopo ogni poppata, massaggi con acqua calda prima di ogni poppata, cuscinetti in gel riscaldati tenuti costantemente addosso, cercare di non tenere sempre il reggiseno.

Ci sono voluti pazienza, infinita buona volontà, fiducia nelle mie capacità e in quelle di mia figlia.

Allattare è meraviglioso, ma faticoso da ogni punto di vista. Ben lontano da ciò che ci fanno vedere nei film.

In questo articolo, qui sotto, ho intervistato Jessica Mistura, una Peer Supporter, ovvero una mamma alla pari che supporta gratuitamente altre mamme. I temi approfonditi nei paragrafi che trovi continuando a leggere sono molti: i benefici del latte materno nella crescita del bimbo, le difficoltà che può incontrare una mamma, cos’è e come funziona l’allattamento a richiesta ed un consiglio fondamentale.

In fondo trovi anche i link ad alcuni siti dedicati all’allattamento.

Jessica Mistura mamma alla pari allattamento

Jessica Mistura

La figura della Mamma alla Pari (Peer Supporter)

La figura della Mamma alla pari, ovvero “Peer”, è una mamma che ha un’esperienza di allattamento al seno di almeno 9 mesi e che ne riconosce l’importanza secondo le linee guida Oms. Ritiene che il latte materno sia l’alimento più indicato per il primo anno di vita, ed alimento esclusivo per i primi 6 mesi. Supporta le mamme che desiderano allattare sia da un punto di vista pratico, che emotivo.

Non esegue diagnosi o prescrizioni, non offre soluzioni o ricette, ma facilita nella madre l’emergere e la presa di coscienza delle proprie competenze. Non è una figura professionista di alcun tipo, ma una figura di supporto che presta la sua opera gratuitamente.

Il percorso per diventare una Mamma alla Pari

Per diventare Mamma alla pari vi sono diverse associazioni che tengono dei corsi. Io personalmente ho deciso di affidarmi all’Associazione delle Custodi del Femminino, e ho partecipato al loro corso online via webinar con conseguente Attestato di Partecipazione.

mamma che allatta il bimbo al seno

I benefici del latte materno nella crescita di un bimbo

Il latte materno è una preziosa fonte di nutrimento e fornisce una buona percentuale del fabbisogno energetico giornaliero del bimbo. Tra cui proteine, vitamina B12, folati, vitamina C, iodio e inoltre fornisce una preziosa fonte di acidi grassi polinsaturi a catena lunga, importanti per il cervello e per lo sviluppo dell’occhio. Inoltre, nella stragrande maggioranza, i bambini dagli 1 ai 2 anni hanno un basso apporto di DHA ed il latte materno può aiutare a soddisfare questa carenza.

Dona supporto allo sviluppo e all’equilibrio emozionale: è importante considerare anche i bisogni emotivi di un bambino, non solo quelli nutritivi. Non a caso le madri spesso citano anche questi benefici, tra i motivi importanti per cui continuare l’allattamento. I bambini hanno bisogno di caldo, amore e coccole. Con l’allattamento al seno questo avviene in modo totalmente naturale, allattare è la prosecuzione fisiologica del rapporto che si è creato tra madre e figlio durante la gravidanza. È un momento ricco di emozioni che crea un legame intenso.

Il latte materno è un supporto immunologo per il bambino, grazie a diversi fattori come Iga secretorie, lattoferrina e lisozima, che continuano a fornire una buona protezione immunitaria. Recenti ricerche hanno poi dimostrato come un tipo di zucchero presente nel latte materno sia in grado di proteggere i bambini dallo Streptococco B. Utile in questo caso ricordare come un esordio precoce dello Streptococco di tipo B possa causare gravi problemi respiratori e polmoniti. Il latte materno riduce poi il rischio di infezioni urinarie, diarrea ed otiti, il rischio di asma e nello sviluppo delle allergie.

Favorisce uno sviluppo fisiologico della bocca e del palato, riducendo il rischio di apnee soprattutto nei primi mesi di vita.

Riduzione del rischio di obesità, leucemie, diabete, malattie cardiovascolari e maggiore è la durata dell’allattamento, maggiore è la protezione verso questi rischi.

Riduce il rischio della SIDS ovvero la morte in culla almeno del 60%. L’allattamento al seno ha un vero e proprio effetto protettivo verso questo fattore, il vantaggio deriva dal garantire una suzione più frequente durante le ore notturne, difatti anche se non è un assoluto, i bimbi allattati al seno materno tendono ad avere più risvegli notturni rispetto a quelli allattati con la formula artificiale.

Le difficoltà che una mamma può incontrare all’inizio dell’allattamento sono tante

L’allattamento al seno è naturale. Tuttavia per le madri è un’abilità da apprendere, e può richiedere un certo tempo ottenere una buona pratica. Ci sono dei fattori che possono rendere difficile l’allattamento al seno:

Norme sociali. in alcune società occidentali, l’allattamento artificiale è più diffuso rispetto quello materno. Le cose che si vedono più spesso diventano familiari ed entrano in profondità nella nostra coscienza, come il biberon e il ciuccio e questi sono due elementi interferenti.

Precoce introduzione del latte in formula negli ospedali. A molti bambini sono somministrate integrazioni di latte artificiale mentre ancora sono in ospedale, anche quando non necessario a livello medico. Difatti il più grande calo di allattamento esclusivo al seno si registra entro il primo mese dopo la nascita.

Molti operatori sanitari non hanno conoscenze sufficienti per supportare e comprendere l’importanza dell’allattamento. Quando una madre si trova in difficoltà già dalle primissime ore di vita del bambino, è per lei importante invece ricevere il dovuto sostegno psicologico da parte di persone preparate, che le spieghino l’importanza di quello che sta facendo.

Dolore al momento di attaccare il bimbo al seno. Questo avviene perché l’attacco è scorretto e bisognerebbe avvalersi del supporto di persone professionali e competenti quali PEER o IBCLC per valutarne l’entità e poter agire nel modo più corretto. Un attacco scorretto porta all’insorgenza delle ragadi ed esse possono davvero essere un buon deterrente per allentare con l’allattamento.

La paura di non avere abbastanza latte per sfamare il proprio figlio. Questo è un tarlo costante nella mente di una neo mamma, e si associa il pianto del bimbo a una carenza di produzione di latte, ma questa associazione è tanto errata quanto deleteria per la buona riuscita dell’avvio dell’allattamento. ricordiamoci che il pianto è l’unico modo che un bimbo ha di comunicare e quindi viene usato per attirare l’attenzione del genitore per molteplici cause, non necessariamente collegate alla mancanza di latte materno.

Consigli di zii, nonne, amici, cugini e da chiunque altra persona esterna al nucleo familiare composto da madre, padre, neonato. Questi consigli dati esclusivamente con lo scopo di aiutare la neo mamma in realtà non fanno altro che provocare in lei un senso di disagio, confusione e talvolta di autoconvincimento nel non essere in grado di allattare. Ahimè nonostante questi consigli vengano dati con buona cognizione di causa, la maggior parte delle volte sono fondati su esperienze personali e quindi non adattabili ad ogni diade, perché ogni rapporto madre\figlio è  unico.

Mastiti e ingorghi. Sono altre problematiche in cui una mamma che allatta al seno potrebbe incontrare nel suo percorso, in questo caso bisogna contattare il medico curante o una IBCLC.

Il parto. Anche questo ha un’incidenza piuttosto rilevante nell’avvio dell’allattamento. Bisogna vedere se alla madre sono stati somministrati farmaci, analgesici, se ha subito cesareo, se è stato un parto molto medicalizzato, il parto quanto più è fisiologico tanto più l’allattamento sarà semplice da avviare.

Il latte materno come alimento principale

Il latte materno non finisce mai di essere un alimento importante per i nostri bimbi. In pochissimi sanno dell’importanza di un allattamento a termine, soprattutto perché questo vuol dire prolungarlo ben oltre il primo anno di età del bimbo e in società come la nostra, non è facile per molteplici motivazioni. Detto questo, sicuramente fino al sesto mese compiuto, il latte materno ma anche quello in formula, è da considerarsi alimento esclusivo e completo per i nostri figli.

L’OMS stesso raccomanda di non introdurre alcun alimento o bevanda prima del sesto mese, uno svezzamento precoce può portare gravi danni nel lungo periodo come diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Importante sarebbe poi continuare con l’allattamento al seno o in formula fino all’anno di età, dovrebbe difatti essere considerato l’alimento principale nonostante si inizino a introdurre cibi e bevande.

L’allattamento a richiesta, cos’è e come funziona

L’allattamento a richiesta vuol dire gettare orologi, non calcolare il tempo e la durata di una poppata e tra una poppata e l’altra. Allattare a richiesta vuol dire fidarsi del proprio bambino ed assecondarlo. Lui nasce completamente competente, sa cosa vuole, sa quando ha fame e basarsi sulle classiche “3 ore” tra una poppata e l’altra è sbagliato.

C’è da precisare che lo stomaco di un bimbo soprattutto i primi giorni di vita è davvero piccolo e quindi con facilità si riempie e con altrettanta velocità si svuota. Inoltre il latte materno ha pochissimo scarto ed è altamente assimilabile quindi non ci vuole molto perché il bimbo richieda di essere attaccato al seno nuovamente. Poi crescendo le dimensioni dello stomaco aumentano, ma è altresì importante ricordare che con esso cresce anche tutto il bambino, in peso, altezza, lunghezza.

Il nostro bimbo crescendo svilupperà aree del cervello, acquisirà capacità motorie e tutto questo porterà un dispendio di energie davvero notevoli e quindi la sua richiesta di poppare potrebbe aumentare soprattutto nelle ore notturne, ed ecco il perché molte volte si nota che mentre nelle sere precedenti il bambino dormiva con regolarità, ad un tratto ci troviamo a fare nottate completamente in bianco con un bimbo che piange che vuole il seno.

Mi preme ricordare anche che il latte non va a fortuna ed è solo con la suzione del bambino che la produzione di latte aumenta, quindi in alcune fasi dove il bambino ha scatti di crescita è normale lui richieda più volte anche molto ravvicinate il seno, lo fa per aumentare la produzione della mamma.

Loro sono davvero estremamente competenti e lo siamo anche noi mamme, questo sarebbe bene ricordarselo sempre. è bene assecondare il nostro bimbo offrendo il seno ogni volta che lo necessita, non sentendoci inadeguate, incapaci di nutrire il bimbo. Anzi, stiamo crescendo noi con lui e quindi è un percorso non privo di difficoltà.

Qualche consiglio per le neo mamme che allattano

I miei consigli a una neo mamma in difficoltà nel post parto è di non vergognarsi nel chiedere aiuto, non vergognarsi dei sentimenti contrastanti che si provano in quel momento, quel momento che tutti ti hanno descritto magico, ma tu, in quel momento, di magico non riesci a vederci nulla. NO, NON è SBAGLIATO, E NO, NON SEI SBAGLIATA. Sono sentimenti che vanno accolti e hanno il diritto di esserci. Quindi chiediamo aiuto. Aiuto a figure professionali e competenti come una IBCLC se si dovessero avere problemi nell’avvio dell’allattamento o a una doula, se si necessità di conforto o aiuto una volta tornate a casa dall’ospedale.

La nostra società ci vuole mamme e donne perfette, dove il lamentarsi non è contemplato, non possiamo mostrarci fragili siamo madri. Non c’è, a mio avviso, pensiero più deleterio e sbagliato di questo.

Siti web informativi sull’allattamento

Clicca QUI per il portale sull’allattamento

Clicca QUI per i 10 passi dell’allattamento

Clicca QUI per i vantaggi dell’allattamento

Clicca QUI per le strategie nazionali sull’allattamento

 

Ringrazio Jessica Mistura per il prezioso contributo a questo articolo.

“Mamma…e adesso?”. Scrivimi per raccontare la tua esperienza.

Show Buttons
Nascondi